martedì 13 ottobre 2015

MIGRANTES. CLANDESTINO VERSO IL SOGNO AMERICANO.

Ogni giorno sentiamo notizie riguardanti sbarchi di immigrati, clandestinità, flussi migratori, frontiere aperte e frontiere chiuse, convezione di Dublino, accordo di Schengen, e così via. Ma il più delle volte quello che sentiamo o leggiamo è determinato e contaminato da rabbia, insofferenza e uno stato di malessere e stanchezza generale dell’opinione pubblica, che genera il più antico degli sfoghi: ossia il capro espiatorio.

L’immigrato, e politicamente l’immigrazione, è il capro espiatorio per eccellenza della nostra epoca, ma a differenza di quanto si pensi non è una dinamica nata nel nostro secolo, e neppure in quello precedente. L’immigrazione è un diritto dell’uomo, non guadagnato grazie alla Rivoluzione Francese o alla spedizione dei Mille, ma un diritto intrinseco nella natura stessa dell’essere umano, infatti l’uomo ha sempre migrato, da quando è comparso sulla terra. Solo grazie a questi spostamenti ha dato vita alle varie popolazioni e culture così come noi oggi le conosciamo, e ne ammiriamo le differenze e peculiarità.   
 

“Migrare è una caratteristica di molte specie animali, uomo compreso. Gli individui umani da tempo immemorabile si sono mossi in gruppi di luogo in luogo alla ricerca di alimenti o per evitare pericoli. Leggende e resti archeologici diversi dimostrano le tracce di antichi movimenti. La diffusione stessa dell'umanità primitiva dalla culla africana all'Eurasia è un fenomeno migratorio che col passare delle generazioni ha plasmato le diverse popolazioni adattandole alle differenti condizioni ambientali. I fenomeni migratori hanno trasformato le terre e i continenti e la composizione biologica, etnica e linguistica dei loro abitanti.” [1]

Su questo tema molto importante e di grande attualità, Terra Nuova ha intervistato Flaviano Bianchini, direttore e fondatore di Source International, organizzazione che collabora con comunità che affrontano casi di inquinamento ambientale e danni alla salute, specialmente legati ad industrie estrattive ma anche autore del libro-testimonianza “Migrantes”, [2]con il quale l’autore ci ha raccontato il suo viaggio verso il sogno americano.

Flaviano ha intrapreso un lungo e pericoloso viaggio durato 21 infiniti giorni, è partito dal Guatemala, ha attraversato tutto il Messico collezionando 4000 km di cammino, per raggiungere infine l’America, il sogno proibito di ogni clandestino sudamericano. Giorno dopo giorno si è confrontato con la drammatica e difficile realtà di ogni immigrato. Ha rischiato la vita ogni giorno, ad ogni passo lungo il suo cammino. I 4000 Km che ti dividono dalla libertà (o presunta tale), è costellato di bande locali, narcotrafficanti, polizia corrotta, ostacoli geografici e climatici come il deserto, la foresta, cime montuose che toccano addirittura i 4000 metri di altitudine, il caldo e il freddo. La polizia locale è pagata dagli Usa per gestire e ostacolare il viaggio dei clandestini, ma sostanzialmente solo la polizia di frontiera ha la facoltà di trattenere un clandestino, lasciando gli altri 3000 km di strada in mano ad un corpo di polizia che arresta per qualche giorno i clandestini per derubarli, sfruttarli e demotivarli nelle loro intenzioni. Solo il 20% delle persone che intraprendono il viaggio arriva poi a destinazione: molti abbandonano, molti muoiono, altri non se ne conosce il destino. Come se non bastassero la polizia e i generali che raccolgono tutto il denaro rubato agli immigrati in viaggio, altri pericoli si nascondono dietro alle bande e al narcotraffico: moltissime persone vengono uccise, rapite, obbligate al trasporto di stupefacenti oltre frontiera, venduti al mercato della prostituzione, una donna su sei viene violentata… si calcola che ci siano ben 150.000 perdidos all’anno. Giunti nella zona di frontiera ci si trova a dover affrontare l’ultima, forse la più pericolosa delle prove: attraversare il deserto, unica zona frontaliera priva del muro che divide fisicamente l’America centrale dall’America del nord. Si tratta di un viaggio nel viaggio, proprio per la sua pericolosità, quasi una scena di un film, purtroppo fattosi realtà: ci aspettano tre giorni e tre notti di fuga, di corsa nel deserto, seguendo una guida che porterà al di là del confine solo chi riuscirà a mantenere il passo e a non perdere la via. Il gruppo di Flaviano era composto da 25 persone, lui compreso, e solo 19 sono giunte a Tucson, dall’altra parte del confine. Oltre ai pericoli del deserto, ci sono appostati sul confine, i cosiddetti “Minute Man”, fondamentalisti esaltati che grazie ad un inghippo legislativo hanno la legale facoltà di sparare a vista alle persone che tentano di attraversa il confine, facilitando in fin dei conti il lavoro della polizia di frontiera. Un incubo nell’incubo, una scena che potremmo immaginare solo all’interno di un video gioco, e che invece la follia umana fa diventare realtà, e per di più non condannabile neppure dalla giustizia civile di quei paesi che riteniamo “liberi” e sviluppati. Proprio quei paesi verso cui gli immigrati corrono, nella speranza di un futuro migliore, democratico e giusto.

La storia di Flaviano è una testimonianza che accende nuovamente i riflettori sui paradossi umani, sul concetto di libertà, che si divide tra ciò che riteniamo sia la nostra libertà e ciò che invece ci è concesso dalla cultura, dalla politica o dalla religione del paese in cui nasciamo. Libertà non è un concetto uguale per tutti, non è un diritto accessibile a tutti, e sicuramente molte persone danno la vita alla ricerca di essa.


Qui potrete visionare il video del Booktrailer


e qui l'articolo su Terra Nuova

Il libro:
Flaviano Bianchini “Migrantes. Clandestino verso il sogno americano”, Edizioni Bfs, Pisa
 


 

 

 



[1] Brunetto Chiarelli, Migrazioni. Antropologia e storia di una rivoluzione in atto. Firenze, Vallecchi, 1992, p. 5-6)


[2] Flaviano Bianchini, Migrantes. Clandestino verso il sogno americano, Edizioni BFS, 2015, Pisa