domenica 16 febbraio 2014

IL MEDIATORE E LO YOGA, INTRODUZIONE.


La mediatrice che vorrei mettere in campo dovrà unire competenze e conoscenze di mediazione interculturale e interreligiosa, dovrà sfruttare le conoscenze e gli strumenti dati dall’antropologia culturale (materia che dovrebbero inserire anche a scuola, a mio avviso), e infine uno strumento pratico come lo Yoga, (cominciamo sfatando un mito: si dice LO Yoga e non LA Yoga!).

Come fare? Che mediatore si diventa e cosa saprebbe fare di diverso?


Partiamo dai punti base su come si dovrebbero gestire i conflitti:
 

- Conoscere se stessi: loYogin (o la Yogini nel mio caso), deve necessariamente affrontare la ricerca del Sé, deve lavorare sulla conoscenza di se stesso, nel bene e nel male, armandosi di umiltà e sincerità. Negli 8 mezzi di Patanjali (codificatore dello Yoga di cui non si sa l’anno esatto di nascita ma si è certi che sia vissuto tra il II e I sec. a.C. e il I e II sec. d.C., autore della “Bibbia” dello Yoga, ovvero lo “Yoga Sutra”) i primi 2 mezzi (ovvero i primi due gradini del percorso dello Yoga, che lui ha descritto e creato per fornire uno strumento al praticante, che racchiudesse lo Yoga in un sistema concreto, completo e soprattutto non arbitrario), trattano proprio dell’atteggiamento che la persona dovrebbe mantenere, prima ancora di praticare Yoga, sia nel rispetto del prossimo che nel rispetto di se stesso, e questi sono:

 
Yama (i 5 comportamenti da evitare): non violenza, non appropriazione indebita, non falsità, continenza sessuale, non possessività;

Niyama: (i 5 comportamenti da adottare): purezza, accontentamento, aspirazione interiore, studio e conoscenza delle Sacre Scritture, e quindi del proprio Sé, abbandono al Signore.

 

Penso che questi precetti possano non solo arricchire la vita di chiunque, se seguiti quotidianamente, ma anche porsi come ponte fra ogni cultura e religione, rappresentando (in senso anche antropologico), una visione teista della vita, che non contraddice nessuna religione, soprattutto perché non porta il nome di nessun Dio, non tenta quindi di influenzare pensieri e opinioni personali.
 
- Empatia, va da sé, che nessun mediatore potrebbe essere privo di empatia, così come un insegnante di Yoga deve cercare di comprendere i bisogni dei suoi allievi, anche laddove questi non esprima il suo pensiero ad alta voce.
 

- Il corretto uso e il buon ascolto della comunicazione verbale, paraverbale e non verbale. Questa capacità, da acquisire e da migliorare tutta la vita, ben si sposa con l’empatia e con ogni tipo di insegnamento si voglia intraprendere.

 
- Problem Telling: rappresentare quello che voglio dire mantenendo il rispetto verso l’altro, lo stesso livello relazionale, usare l’ironia, dare priorità alla persona, piuttosto che al problema, visione olistica della persona.
 

Quando si insegna ai propri allievi, si deve cercare di spiegare loro concetti molto “astratti”, molto forti e pregni di contenuto, e bisogna farlo sapendo di trovarmi davanti persone di estrazione culturale e sociale diversa, di apertura mentale differente, di livelli di scetticismo differenti e si deve cercare di usare parole comprensibili a tutti, fare esempi concreti, dando spazio anche alle loro opinioni, ai loro dubbi, alle loro domande. Suscitando curiosità, e a volte anche sana perplessità.


Quello che sto constatando insegnando Yoga è che, a differenza di altre materie, questa colpisce l’inconscio e ha quindi un potere su noi stessi molto più forte di qualunque altro tema, per quanto interessante, per quanto importante per noi. La personalità viene fuori, affiora sul velo dell'acqua. 

L’accettazione è uno dei passi dello Yoga, e presuppone la continua auto-introspezione, penso che questo valga anche per il mediatore, che altrimenti rischia di cedere al giudizio, di prendere le parti di quello che gli sembra il più debole, di soffrire portandosi le croci di tutti, e infine di cadere in burnout.

Quello che mi prefiggo professionalmente è di unire questi due ambiti: la mediazione e lo Yoga, e in questo blog vorrei proporre idee, progetti, materiale da cui prendere spunto, per rendere concreto questa unione.